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Divenire consapevoli di chi si e' e della Coscienza del Se'

La malattia ha sempre un senso.


La malattia ha sempre un senso.

Essa è utile, necessaria, vitale per l’individuo e per  l’evoluzione della specie.

Tutti i comportamenti dell’uomo (e malattie) sono determinati da programmi speciali di sopravvivenza inscritti nel cervello fin dalla notte dei tempi. La malattia è una soluzione biologica del cervello, l’ultima possibilità di sopravvivenza. Ogni organismo vivente possiede un cervello più o meno sviluppato, in grado di captare inconsciamente le informazioni provenienti dal mondo che lo circonda. Le cellule i batteri che abitano in noi, i vari organi, tutto funziona all’unisono, con lo steso ritmo del cervello principale.

Sostanze cancerogene.

Secondo Hamer non esiste alcuna prova dell’esistenza di sostanze cancerogene. Le argomentazioni a sostegno di questa tesi sono:

  1. non è possibile provocare tumori su organi le cui connessioni nervose con il cervello sono state tagliate (organi trapiantati)
  2. le sostanze inoculate agli animali per indurre il cancro non inducono nulla se non c’è l’intervento del cervello. Esse possono distruggere, avvelenare ma non indurre il tumore. Le radiazioni distruggono le cellule ma non provocano i tumori.

Metastasi e chemioterapia.

Secondo la medicina ufficiale le cellule cancerogene migrano dal cancro primario per via arteriosa o linfatica; ma questa è solo un’ipotesi, mai dimostrata in laboratorioPer di più il cancro al seno è una massa mentre il cancro alle ossa è una lisi: queste cellule tumorali devono essere molto intelligenti per modificarsi strada facendo!  Secondo Hamer le metastasi sono nuovi conflitti provocati da nuovi choc conflittuali, provocati cioè dallo choc da diagnosi e prognosi mediche apparentemente ineluttabili.

Il paziente cui viene diagnosticato il cancro, cioè viene preso dal panico del”brutto male che prolifera in modo anarchico e dal quale apparentemente non c’è scampo,” e “questo panico” sarebbe il nuovo choc all’origine di quelle che vengono chiamate metastasi: autosvalutazione, “non ho più alcuno valore” –> cancro alle ossa, paura di morire –> cancro ai polmoni, tutto mi crolla addosso –> patologia renale, mi sento ai margini della società –> patologia della pelle. Secondo Hamer il 30% dei cancri operati, sono vecchi cancri senza pericolo. Se questo 30% è sottoposto a sedute di chemioterapia, una parte di questi subirà un nuovo conflitto di panico e morirà, ma coloro che non avranno vissuto un nuovo trauma emotivo (malgrado l’intervento e la chemioterapia che elimina il vecchio cancro incapsulato) certamente guariranno.

ELENCO DELLE PATOLOGIE E SPIEGAZIONE SECONDO IL DOTT. HAMER

  1. Cancro al seno sinistro, cervelletto destro:emozione detta del “conflitto del nido”. Hamer definisce tale conflitto come “conflitto madre-figlio piccolo” (ancora sotto la tutela dei genitori) reale o virtuale; per esempio, succede qualcosa al figlio e la madre se ne attribuisce la colpa ; o succede qualcosa al marito invalido (vissuto come figlio piccolo “virtuale”), e la moglie se ne attribuisce la colpa; oppure ancora conflitto coniugale caratterizzato da collera, verso marito ritenuto irresponsabile (cioè figlio piccolo “virtuale”).
  2. Cancro seno destro, cervelletto sinistro: conflitto madre-figlio grande; per esempio, la madre soffre, perché il figlio o la figlia si allontana o si sposa, o non le dà retta come lei vorrebbe o le crea preoccupazioni o in effetti non è in accordo, ma può anche essere il caso di uno stress fisico, legato al rimanere in casa dei figli grandi, che devono essere accuditi.
  3. Cancro dei linfonodi ascellari, della pleura: come il cancro del seno, con uno sviluppo temporale più rapido.
  4. Cancro dei bronchi: in fase attiva vi è ulcerazione e in fase di riparazione le ulcere si chiudono. Conflitto di territorio indiretto, cioè quando la sfera personale e dello spazio vitale è insidiata da sensi di colpa, da minacce o semplicemente da paure, da insicurezze irrisolte dell’infanzia o dell’adolescenza, riattivate da specifici eventi. Per es. “Mi togli l’aria,” “Lasciami respirare,” “non ho più il mio spazio,” ecc.
  5. Cancro peribronchiale del mediastino: simile, anche come localizzazione cerebrale, al cancro bronchiale, causato da paura di perdere la salute, paura di perdere il partner, paura della solitudine, paura dell’ignoto.
  6. Cancro dei polmoni (alveoli polmonari):in fase attiva carcinoma, la fase di riparazione avviene mediante tubercolosi polmonare. Qui rappresenta la paura arcaica di morire, di non poter più respirare. Solitamente conflitti familiari, ma anche di lavoro, dove l’individuo è stato lungamente e pesantemente soppresso, e infine è accaduto un episodio che ha fatto traboccare il vaso, eventualmente anche qualcosa obiettivamente ma non soggettivamente insignificante.
  7. Cuore e coronarie: dalla letteratura medica è noto che i tumori del cuore sono un’eventualità rarissima; ma Hamer considera i disturbi ischemici del cuore alla stregua di tumori.

Per effetto di un conflitto, il tessuto cardiaco e la parete delle coronarie si gonfia, sino ad occludere la circolazione, provocando dunque un infarto. Le sedi cerebrali colpite parallelamente al cuore, sono il cervelletto e il lobo temporale controlaterale: se il disturbo ha sede nella parte destra del cuore, sono coinvolti il lobo cerebellare sinistro e il lobo temporale sinistro; viceversa nel caso della parte sinistra del cuore. Il conflitto riguarda la difesa e la conquista del territorio, per esempio sul lavoro(connessione con il cuore sinistro) ma anche nel campo degli affetti (connessione con il cuore destro).

  1. Cancro dei gangli linfatici del collo, dei gangli sopraclavicolari, dei gangli linfatici mediastinici: bulbo spinale e corteccia frontale controlaterale;conflitto: paura delle malattie e della morte, che diviene una fissazione dopo un episodio nel quale si è temuto per la propria salute o quella dei propri cari o dopo un episodio di malattia o di morte, da cui si è rimasti molto impressionati.
  2. Tiroidearea cerebrale e conflitto del tutto sovrapponibile a quelli dei gangli linfatici del collo, sopraclavicolari e mediastinici;”bisogna fare in fretta,”, “presto, presto, non c’è abbastanza tempo per far tutto,” “non ce la faccio a star dietro agli avvenimenti”.
  3. Cancro della laringe: simile ai tumori della tiroide e dei gangli linfatici del collo, ma con un episodio scatenante, nel quale l’individuo rischiò di soffocare o annegare o qualcuno a lui caro; area cerebrale: corteccia frontale interemisferica.
  4. cancro della mucosa orale, dei seni paranasali, delle ossa facciali: regione encefalica retro-orbitale, frontobasale e/o temporale omolaterale (dalla stessa parte);conflitto legato a qualcosa difficile da masticare, o da odorare o difficile da affrontare.
  5. Per esempio, una situazione familiare di litigi continui è difficile da masticarequotidianamente e ci può essere sempre una goccia che fa traboccare il vaso; l’odore può essere connesso ad episodi emozionalmente molto negativi (traumi, operazioni), dove era presente un forte odore(per esempio di benzina nel caso di incidente stradale o di etere o alcool, nel caso di interventi chirurgici); il viso è connesso ad episodi, nei quali il viso è stato sfigurato o traumatizzato oppure nei quali si è trovato insopportabile affrontare “a viso aperto” qualcuno, di cui si ha timore.
  6. Cancro delle ossa:la localizzazione nel sistema nervoso è a carico della sostanza grigia cerebrale; conflitto di autosvalutazione, in quanto lo scheletro è la parte che maggiormente nel corpo rappresenta l’Io. In fase attiva si ha decalcificazione, mentre in fase di riparazione leucemia o osteosarcoma.
  7. Cancro della pelle, melanoma: connesso in generale con il cervelletto; qualche malattia o deformazione della pelle vista su di sé o su altri ha impressionato profondamente l’individuo, creando in lui forte repulsione per tutto ciò che appare sporco o deformato oppure il conflitto può nascere da una profonda delusione relativa al proprio aspetto o al proprio modo di apparire agli altri.
  8. sclerosi a placche: colpisce la guaina isolante che riveste i nervi, formata da un lipide complesso chiamato mielina; il venir meno della mielina produce delle “placche” di demielinizzazione, dove i nervi, nei quali si propaga l’elettricità per la regolazione degli organi e dei muscoli in particolare, sono fra di loro in cortocircuito e sono inutilizzabili per la conduzione nervosa; perciò si producono delle paralisi muscolari, che possono regredire o peggiorare alternativamente, in relazione con la rigenerazione delle guaine e la loro distruzione, come una costruzione di sabbia sul bagnasciuga viene azzerata dalle onde e nuovamente ricostruita dai bambini.
  9. Aree del sistema nervoso centrale colpite: qualsiasi area può venire colpita, in modo del tutto variabile e imprevedibile. Il conflittoalla base della sclerosi è un conflitto di dipendenza da una figura genitoriale, che imprigiona la personalità individuale dentro un involucro isolante (una guaina psichica), che impedisce all’individuo il contatto diretto con l’ambiente circostante. L’inizio della sclerosi è connesso con un evento psichicamente traumatico (per esempio un divorzio da un partner, che di solito viene scelto inconsapevolmente del tutto simile alla figura genitoriale).
  10. Cancro dello stomaco:tronco cerebrale inferiore, bulbo; conflitto: episodio o episodi indigesti, il “boccone” che rimane nello stomaco, spesso con familiari, costretti a vivere sotto lo stesso tetto o in vicinanza; in fase attiva adenocarcinoma in fase di riparazione intervengono funghi e micobatteri a caseificare il tumore.
  11. Cancro del duodeno: tronco cerebrale inferiore, bulbo;conflitto analogo a quello dello stomaco, ma in personalità sanguigne, che devono sopprimere i propri normali sfoghi emozionali per convenienza sociale o materiale.
  12. Cancro del pancreas: tronco cerebrale;conflitto analogo a quello dello stomaco e duodeno, in personalità molto fini e sensibili, che si offendono molto per le indelicatezze subite.
  13. Cancro del fegato e cistifellea: tronco cerebrale, bulbo; conflitto: forte arrabbiatura, spesso con parenti, per questioni economiche, associato a sentimenti negativi, come la gelosia e l’invidia. Paura di morire di fame per mancanza di mezzi, paura di mancare all’essenziale. Il “cibo” è tutto quello che serve alla sopravvivenza, quindi: soldi, lavoro, ecc.
  14. Cancro all’esofago: area encefalica colpita è la regione interventricolare, vicino alla base del cranio; conflitto: un episodio per il quale “non si è riusciti a mandar giù qualcosa”; personalità: orgoglio eccessivo, dolersi eccessivamente anche per piccoli torti; precedente episodio solitamente accaduto nell’infanzia di scampato soffocamento per ingestione di un oggetto o per asfissia, per esempio, dopo avere messo la testa in un sacchetto di cellophane o per rischio di annegamento.
  15. Cancro del piccolo intestino: del tutto simile a quello del duodeno.
  16. Grosso intestino: tronco cerebrale;conflitto: situazione eccessivamente complessa e pesante, difficile da mandare avanti, sulla quale insorge un evento traumatizzante, che toglie ogni gusto della vita; personalità insicura, eccessivamente timorosa di sbagliare e che ha soffocato la propria vita sentimentale.
  17. Sigma: tronco cerebrale; conflitto e personalità: come per il grosso intestino, ma in modo ancora più accentuato.
  18. Cancro del retto: tronco cerebrale;conflitto: avere subito una “stronzata” spesso da persona della quale si aveva fiducia. Personalità: come per il grosso intestino, con un particolare atteggiamento perfezionista.
  19. Cancro alla vescica: lobi temporali;conflitto: eccessiva assunzione di responsabilità, spesso dei genitori nei confronti dei figli adulti, che non sanno badare da soli alla propria vita, ma anche di manager, che si trovano in situazioni troppo stressanti per loro; personalità; testardaggine, impongono a se stessi e agli altri una disciplina eccessivamente rigida.
  20. Rene: mesencefalo;conflitto: episodio connesso con un liquido: latte nei poppanti (per esempio rigurgito che quasi lo soffocava), acqua (per esempio rischio di annegamento o acqua bollente su una parte del corpo), acidi (causticazione accidentale di un bambino, o anche di una persona adulta sul lavoro); condizione di fondo: dover sopportare una personalità sopraffacente la propria sensibilità sul lavoro o in famiglia. In medicina cinese il rene è l’organo della volontà e l’acqua è la portatrice della sensibilità.
  21. Cancro alla prostata: ponte, nel tronco cerebrale; conflitto da sessualità impropria, non nella norma, relativo alla vita di coppia, ad un partner che si comporta male, in modo spiacevole.
  22. Cancro al testicolo: mesencefalo; conflitto di perdita in seguito alla perdita reale o figurata di un figlio; soppressione sessuale, impedimento a formarsi una famiglia, da parte del padre.
  23. Cancro alle ovaie: mesencefalo; conflitto: figlia, che subisce soppressione sessuale e non, da parte della madre o, al contrario, madre che non riesce a sopprimere la vita sessuale del figlio o della figlia, volendo trattenere la prole con sé; problemi sessuali con il marito o con il compagno, nati dal fatto che lei non desidera concepire, mentre lui vuole un figlio, o viceversa; timore di essere rimasta incinta in seguito a un rapporto extraconiugale o, viceversa, timore di non essere in grado di concepire, di non essere fertile; litigio con il marito o il compagno sui problemi della contraccezione.
  24. Cancro al corpo dell’utero: ponte (tronco cerebrale); conflitto: legato ad aborti temuti, subiti o provocati a se stessa; episodi prenatali di tentativo di aborto subito, che agiscono come fattori scatenanti profondi del conflitto legato all’aborto.
  25. Cancro all’orifizio e collo dell’utero, vagina: lobo temporale sinistro; conflitto sessuale, che origina dal fatto di non sentirsi posseduta, ma anzi rifiutata, perché l’uomo agognato ha preferito un’altra, oppure di sentirsi trascurata sul piano sessuale; mancanza di figli e/o di rapporti sessuali. Spesso tale conflitto è connesso con disturbi coronarici o della conduzione a carico del cuore destro o con embolia polmonare destra.

 

Altre situazioni patologiche, anche se non tumorali, presentano lo stesso andamento bifasico, cioè una predisposizione fisica, seguita da uno scatenamento psichico conflittuale del problema.

 

  • malattie autoimmuni:conflitto di auto-disistima in seguito a una sconfitta vera o supposta; l’area più colpita chiarisce il tipo di emozione implicata; per esempio, se viene colpito in particolare il fegato, l’emozione è di rabbia, se viene colpito il polmone l’emozione è di paura, se vengono colpiti i vasi arteriosi in particolare, l’emozione è di antagonismo, in seguito a un conflitto di territorio; se vengono colpite le articolazioni, il conflitto è di soppressione subita, di solito da una figura parentale reale o virtuale (artrite reumatoide).
  • Malattie allergiche: Non esiste allergia senza un conflitto a monte. Ipersensibilità a situazioni difficili reali o virtuali; anche qui il territorio più colpito chiarisce le emozioni e le motivazioni implicate.
  • Morbus Crohn: depressione per chiusura dei rapporti interpersonali e impossibilità di comunicare, perché una persona emotivamente importante ha negato la sua comunicazione.
  • Vitiligine: in seguito ad un episodio traumatico, perdita della gioia di vivere, che conduce ad una visione pessimistica, “nera” delle cose. Sono implicati organi endocrini, in particolare l’ipofisi e l’epifisi.
  • Malattie infettive acute, come l’influenza: Il virus dell’influenza (come tutti i virus) nella fase di riparazione aiuta a risolvere piccoli conflitti di territorio, prevenendo così il cancro ai bronchi. Ben venga l’influenza!
  • Sindromi da immunodeficienza:conflitto di perdita profondo, legato alla perdita della stima di sé. Anche in presenza di trauma da diagnosi.
  • Malattie del sangue: il sangue, come l’osso, è connesso con l’Io: in effetti il sangue si produce all’interno del midollo osseo; il conflitto in questo caso è legato a una crisi di identificazione con modelli di comportamento o di pensiero proposti dall’ambiente in cui si vive e a perdita del senso di gioia e libertà della vita.
  • Anoressia:conflitto: venire rifiutati, sentirsi abbandonati e in pericolo.
  • Leucemia:fase di riparazione di profondi conflitti di autosvalutazione. A grosse lisi ossee seguiranno grosse ricalcificazioni che richiederanno una maggiore quantità di cellule sanguigne (una leucemia). La leucemia si arresterà alla fine di questo processo.
  • Per quanto riguarda i bimbi che nascono con la leucemia, siamo sempre in presenza di una fase di riparazione conseguente ad un conflitto di svalutazione che si è prodotto in fase intrauterina (cordone ombelicale attorcigliato attorno al collo, desiderio di uscire, ecc).
  • Morbo di Parkinson:è un conflitto relativo alla motricità che è vissuto con un’alternanza di fasi attive e di fasi di risoluzione. I tremiti sono presenti nella fase di vagotonia, ma il malato li teme, e ricade in fase attiva.
  • Torcicollo:conflitto di autosvalutazione intellettuale; voler girare la testa per guardare qualcuno, ma avere forti remore d’ordine etico: due ordini contraddittori al cervello, riguardanti la mobilità del collo.

RIFLESSIONI

Ago aspirato.

In base alla conoscenza della Nuova Medicina, riguardo al fatto che anche nel caso di un cancro si trova sempre la stessa formazione istologica nel medesimo punto dell’organo, diventano praticamente del tutto superflue delle prove mediante ago aspirato o escissione. In base alla nostra esperienza sappiamo che la TAC cerebrale può fornire dati più sicuri su una formazione istologica rispetto a una biopsia.

Un’escissione, nel caso di un osteosarcoma, costituisce quasi sempre l’inizio di una catastrofe, perché il liquido del callo che si trova sotto pressione si fa strada attraverso il periosto aperto versandosi nel tessuto circostante e li causa un enorme sarcoma. Se non fosse stata fatta nessuna prova di escissione il tessuto circostante esternamente sarebbe stato “solo” gonfio perché il liquido fuoriesce attraverso il periostio ma non le cellule del callo. Avremo un processo, come nel caso di un reumatismo articolare acuto, che dopo un certo periodo di tempo regredisce spontaneamente.

L’aspirazione con l’ago può avere delle conseguenze fatali ad esempio dove viene aperto verso l’esterno un cosiddetto ascesso freddo del seno, cioè un adenocarcinoma della ghiandola mammaria nella fase post conflittuale. Appare quindi una secrezione tubercolotica maleodorante dal seno. Come nel caso dell’osteolisi in fase di riparazione che viene aperta e dove la fuoriuscita di callo può essere impedita momentaneamente con la chemio, va a finire perlopiù con l’amputazione, così anche nel caso del seno agoaspirato si arriva spesso all’amputazione.

Operazioni.

Le operazioni eseguite sono in gran parte delle cosiddette operazioni tumorali. Sappiamo che tutte le necrosi dirette dal midollo cerebrale nella fase di riparazione danno dei tumori sin qui chiamati maligni (linfomi, osteosarcomi, cisti renali, cisti ovariche); per la Nuova Medicina sono tutti “tumori di riparazione” cioè delle innocue proliferazioni cellulari che è consentito operare solo se causano un impedimento meccanico o se sono psichicamente inaccettabili al paziente.

Nei tumori diretti dal paleoencefalo abbiamo ancora bisogno del chirurgo proprio come abbiamo bisogno del cacciatore da quando non ci sono più lupi nel bosco: occorre distinguere esattamente, ad esempio quanto è grande il tumore intestinale, se si arrivasse alla soluzione del conflitto.

Se il tumore è ancora relativamente piccolo si può ritenere che anche in assenza di TBC non si possono presentare delle complicazioni.

Se però il tumore è grosso e in qualunque momento può causa una occlusione intestinale allora si deve valutare con molto attenzione se attendere la fase di riparazione.

Il caso sicuramente più favorevole per un’operazione chirurgica si ha quando il paziente si

trova nella fase attiva, perché nella fase di riparazione l’anestesia presenta dei rischi più elevati a causa della vagotonia.

Nella Nuova Medicina si sono anche delle indicazioni chirurgiche, pure di tipo negativo, ad esempio una cisti ovarica o renale, che hanno un ritmo simile a quello di una gravidanza e hanno bisogno di nove mesi circa per indurirsi e per poter riprendere la funzione organica che spetta loro.

In questi nove mesi non è consentito operare perché durante tale periodo le cisti sono cresciute a ridosso degli altri organi viscerali dove, in mancanza di un proprio sistema arterioso e venoso, si riforniscono temporaneamente del sangue necessario.

Questo processo è stato mal interpretato come “crescita tumorale maligna infiltrante”.

La prova si è avuta proprio quando dopo l’ablazione della ciste tali “parti tumorali” infiltrate continuavano a crescere per il resto dei nove mesi e in seguito dovevano essere operate di nuovo rivelandosi così come particolarmente maligne.

Ma se lasciamo che trascorrano i nove mesi, allora le piccole cisti fino a 12 cm possibilmente non dovranno essere operate perché queste cisti assolvono la funzione della produzione ormonale, rispettivamente, per il rene, della eliminazione dell’urina, come appunto l’organismo prevede.

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