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Divenire consapevoli di chi si e' e della Coscienza del Se'

Amigdala paura e attacchi di panico.


Amigdala paura e attacchi di panico.

A me non interessa spiegare secondo scienza.

Anzi, spesso la scienza si dimentica da dove viene, si dimentica con chi ha a che fare e spesso guarda tutto solo in modalita’ scientifica.

Si dimentica che siamo anime

Si dimentica che siamo anche “spirito”

Oppure non lo sa.

Quindi io parlo per altre motivazioni.

Per il ruolo evolutivo che ha questa ghiandola.

Evolutivo, si.

Solo quello.

Noi siamo anime immortali.

Ma quando nasciamo noi ci dimentichiamo chi siamo.

E immessi nelle credenze familiari.

Non farti male, non correre, non ammalarti … apprensione ansia, paura.

Esattamente il contrario di cosa siamo, diventiamo impauriti anche di una sbucciatura o di un raffreddore.

La paura di morire.

Ecco che l’Amigdala ricopre un ruolo IMPORTANTISSIMO.

Fotografa, e salva sul suo HardDisk (proprio come un pc farebbe con dei programmi) tutte le immagini relative a stati di stress, o traumatici.

E li salva fotogramma per fotogramma.

E come in un hardDisk, li preleva quando situazioni simili stanno per essere vissute.

Le va a ripescare dentro.

Mica noi sappiamo questo…

Mica ci viene in aiuto una descrizione sul Desktop, del tipo… programma amigdala in apertura…. o “stiamo aggiornando il programma amigdala 35 a amigdala 36.

Quindi senza che noi ce ne accorgiamo, automaticamente lei ripesca del fondo dell’HardDisk la mamma che ci ha abbandonato, il padre che ci ha’ rimproverato, la brutta figura che abbiamo fatto a scuola, l’esame andato male, la figuraccia con la nostra prima esperienza amorosa, il tradimento subito ecc.

Inoltre salva le emozioni che si sono generate da quegli eventi.

E le allega una ad una.

Piu’ esse ci hanno disequilibrato piu’ il suo potere evolutivo e’ potente e persistente.

Leggiamo da Metamedicina 2:

ANGOSCIA o ATTACCO DI PANICO:

disturbo caratterizzato da una paura intensa di perdere il controllo, di non riuscire più a gestire una situazione o di morire, accompagnato da un senso di dolorosa oppressione, da palpitazioni e stordimento.

La persona colpita non comprende sempre bene ciò che le capita, può avere la sensazione di dover agire con urgenza senza però sapere cosa fare o a chi rivolgersi. Il senso di angoscia può sopraggiungere in modo improvviso, inatteso. Può accadere prendendo l’ascensore, passando su un ponte, attraversando una galleria o di fronte a una qualsiasi situazione che procuri un grande senso di insicurezza.

L’angoscia ha spesso come causa l’affiorare in superficie di una memoria emozionale che la persona ha paura di rivivere.

Così, ogni volta che questa persona si trova in una situazione che le ricorda, anche senza esserne cosciente, l’episodio doloroso o traumatico presente nella sua memoria emozionale, entra in uno stato di panico che provoca i sintomi dell’angoscia, tra cui: difficoltà respiratorie, palpitazioni cardiache, aumento della pressione arteriosa, stordimento, accompagnati a volte da nausea, svenimento o anche paralisi.

Inconsciamente, la persona che ha vissuto un’emozione di questo tipo è convinta che se dovesse rivivere quell’evento traumatico morirebbe, ed è proprio ciò da cui cerca di fuggire. La fuga diventa un meccanismo di sopravvivenza.

A quale ricordo mi può riportare questo senso di angoscia?

– Se l’angoscia è legata alla paura di morire, ci si potrà chiedere: «Ho già avuto paura di morire?»

– Se è legata alla paura di essere abbandonati, ci si potrà chiedere: «Ho già avuto paura di essere abbandonato?»

– Se è legata alla paura di rimanere privi di risorse: «Ho già vissuto una situazione di questo genere?»

Molti ricordi sono annidati nel nostro inconscio.

Anna ha cominciato a soffrire di attacchi di panico in seguito al ricovero del fratello per un infarto al miocardio. L’angoscia la soffoca e non capisce cosa le succede. È convinta di aver accettato la malattia del fratello così come l’operazione che deve fare.

Di fatto, il trasporto in ambulanza del fratello la riporta, a livello inconsapevole, a un episodio registrato nella memoria emozionale: ha quattro anni, c’è la guerra, lei è ebrea. Portano via suo padre, che ama moltissimo, in un camion in cui sono ammassati quasi tutti i componenti della sua famiglia assieme ad altri ebrei. Vorrebbe piangere, vorrebbe gridare «papà», ma ha troppa paura e si nasconde fra la folla.

Per liberarsi dall’angoscia si può lavorare in un primo tempo sulla respirazione, poiché quella lenta e profonda ossigena il cervello, rilassa il cuore e agisce sul plesso solare che è il centro delle emozioni.

Se gli attacchi di panico si ripetono, sarà importante, con l’aiuto di un terapeuta esperto, cercare di ritrovare il ricordo (che molto spesso è stato dimenticato) a essi collegato per scioglierne la carica emotiva.3

Quindi occorre fare qualcosa per noi stessi, per recuperare quelle parti di noi che se lasciate cosi’ esse ristagnano e ci rendono la nostra vita un inferno.

Ecco che volersi bene, ed iniziare a ricercare nel nostro passato (azione che si puo’ anche fare da soli seguendo questo link: https://www.dna7akashico.it/risoluzione-dei-traumi/, oppure rivolgiti ad uno psicologo)

Se Vuoi aiuto posso rilevare con te cosa e’ accaduto e quando.

E se vorrai aiutarti a capire il mio metodo guidandoti in una risoluzione.

In ogni caso ti auguro di risolvere i tuoi conflitti perche’ so’ e li conosco perfettamente.

ObyWan

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